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Le note felpate dell'arpa di Viggiano, nella virtuosa esecuzione di Daniela Ippolito (accompagnata da Quirino Valvano alle zampogne), hanno scandito con vibrante leggerezza la tre giorni di Basilicata in Tir ad Assisi, creando un'atmosfera davvero suggestiva, complice la sacralità del luogo che ha ospitato la carovana lucana, all'ombra dei maestosi archi di pietra all'esterno della basilica di Santa Chiara.
L'arpa viggianese e il suo ricco retroterra storico e culturale hanno saputo calamitare l'attenzione delle migliaia di turisti (molti gli stranieri), incuriositi, anzi magnetizzati, da questa inusuale presenza scenica. In un’atmosfera eterea, quasi celtica, la Lucania ha saputo stupire ancora una volta. Il merito è del Comune di Viggiano, che ha rispolverato un'antica tradizione per farne una sorta di icona territoriale, e dell'associazione culturale Identità Lucana che, con il supporto di Regione Basilicata e Apt, ha scommesso sull'arpa viggianese come efficace micro-attrattore turistico.
Storia antica, quella dell'arpa di Viggiano. “Ho l’arpa al collo, son Viggianese, tutta la terra è il mio paese”. Scriveva così il poeta Panzanese quando si riferiva agli artisti itineranti. Gli artisti di Viggiano che, unici in Italia e nel mondo, costruivano l’arpa, strumento a corde diffuso in tutto il mondo grazie alle famiglie viggianesi emigrate in America Latina e in Australia. Una storia dalla musicalità suggestiva che affonda le sue radici nei secoli XVII e XVIII, periodo in cui la comunità di Viggiano conobbe un certo benessere, dovuto all’abilità dei suoi artigiani, specializzati nella costruzione di strumenti musicali dalle caratteristiche eccellenti, come il flauto, il violino e l’arpa, e di musicisti straordinari che diffusero in tutto il mondo la cultura musicale lucana.
Salvi, De Lorenzo, Bellizia, Pizzo, Miglionico, Pennella sono stati gli ambasciatori della cultura viggianese. Proprio l’emigrazione, che divenne ancora più significativa dopo il terremoto del dicembre 1857, contribuì notevolmente al progresso economico, culturale e civile del paese, reso evidente anche dalla nascita, nel 1876, del giornale Arpa Viggianese. Di ritorno dalle grandi città europee ed americane i musicanti importarono e diffusero le idee della massoneria, innalzando il piccolo centro a loggia massonica tra le più importanti del Mezzogiorno.
“Ci sono poche località – ha affermato l’assessore al Comune di Viggiano, Nicola Fruguglietti – che possono vantare le stesse straordinarie peculiarità del nostro paese, peculiarità che lo rendono rinomato oltre che per i suoi geniali strumentisti, anche per i suonatori di strada, che hanno alimentato la fama del musicante girovago, divulgando ovunque il nome di Viggiano”.
In quell'ovunque c'è anche l'austera e religiosissima Assisi. E così, nell'anno francescano e dell'olio votivo donato dalla comunità lucana, l'arpa di Viggiano, il paese della Madonna Nera, con la sua musicalità mistica e religiosa, ha rinsaldato, sotto le volte di una navata a cielo aperto, il sodalizio sacro tra la città di San Francesco e la Basilicata, in un comune percorso di devozione e spiritualità. |